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Quando la crisi significa opportunità, Viviana Musumeci e il suo Vm-Mag

A Tu per Tu con Viviana Musumeci, giornalista, editrice del suo magazine online (Vm-Mag), docente al Polimoda di Firenze e comunicatrice.

Dopo oltre 10 anni di esperienze nel marketing, nella comunicazione ma anche in riviste di moda, gossip e lusso Viviana Musumeci fonda, nel 2011 il suo magazine indipendente VM-MAG.com.
Oggi oltre che giornalista è anche in, consulente di comunicazione, creatrice di contenuti, copy, cookingjournalist e mamma. 

Cosa significa dirigere un Magazine online?
 

In primis è una responsabilità. Sono una giornalista e dirigo un prodotto che ho creato a mia immagine e somiglianza, in un periodo in cui era iniziata una crisi economica che si era già manifestata con la categoria professionale a cui appartengo. E questa crisi, che ho sempre visto come un'opportunità, è stata quella che mi ha portato a decidere cosa fare da grande. E' coincisa con la nascita di mia figlia e, forse anche per essere una genitrice migliore, mi ha portato a fermarmi, riflettere e chiedermi che cosa volessi fare veramente. I miei sogni erano fare un giornale come piacesse a me – sono anche editore del mio magazine VM-MAG.com -, insegnare in ambito internazionale – e con il Polimoda, pur avendo sede in Italia a Firenze, entro nel mondo -, fare comunicazione attraverso delle consulenze, sia in ambito digital, sia in ambito tradizionale, basandomi sulla mia esperienza professionale che è variegata. 

Moda Bellezza e Celebrities, cosa vuol dire trattare questi argomenti dal punto di vista giornalistico? 

Significa dare notizie cercando di andare incontro alle esigenze dei lettori, con rispetto, lo stesso che viene tributato anche ad altri argomenti. Ad esempio, collaboro anche con magazine di lifestyle e business come The Good Life Italia o il Messaggero, dove scrivo sempre di moda, ma con tagli diversi. Inoltre la moda, la bellezza e il mondo delle celebrities mi piace aprocciarlo lavorando molto sullo storytelling, che oggi è valorizzato in molti ambiti narrativi, anche giornalistico. 

Quali sono le caratteristiche di un giornalista in gamba per te?

Dirò una cosa che va controcorrente. Quello del giornalista, oggi, è una professione che sta cambiando, soprattutto seguendo le esigenze delle case editrici e queste, non sempre, corrispondono alle richieste dell'ordine professionale e il tutto viene lasciato sulle spalle del giornalista. Credo che per essere in gamba in questo mestiere, sia necessario essere calati nel contesto attuale, capendo che i meccanismi sono un po' cambiati e continueranno a cambiare. Ma un buon giornalista è, per me, colui che cerca di raccontare senza ideologie ciò che vede e che faccia una fotografia della realtà secondo il suo percorso personale. Del resto, è una testimonianza e ogni pezzo diverge dagli altri proprio perché scritto da mani diverse. 

Quale percorso di vita ti ha portato dove sei ora?  

La mia testardaggine e mia caparbietà. Il pensare che non sia mai troppo tardi per cambiare strada, ma sapere che qualsiasi esperienza professionale, anche le più umili, mi hanno sempre regalato qualche cosa che mi serve ancora oggi, anche facendo altro.  E poi, anche l'umiltà di imparare sempre. Ancora oggi che non sono più giovanissima e sono più senior, continuo a esigere dalle esperienze professionali di imparare a livello umano perché quello che viene definito human factor è per me fondamentale ed è il criterio con cui oggi seleziono le proposte che mi vengono fatte. E poi continuare ad apprendere a livello professionale poiché nel mio ambito tout se tient 

Consideri il tuo ex capo redattore il tuo mentore, e hai sottolineato come la sua umiltà e il suo modo di porsi nei tuoi confronti sia stato importante per la tua carriera, quanto, secondo te questi aspetti sono importanti e possono influenzare le scelte e le vite dei giovani che entrano nel mondo del lavoro?

Avere un mentore oggi è un privilegio. Ho avuto collaboratrici che mi hanno supportato nel mio magazine per imparare a fare un lavoro, che oggi ricoprono ruoli di prestigio in aziende e agenzie importanti. E mi fa piacere che in qualche modo il mio esserci possa essere stato di ispirazione per loro. Alcune di loro hanno fatto stage in riviste prestigiose dove non si ricordavano nemmeno il loro nome perché il via vai e il turn over sono altissimi e frequenti. 

Se dovessi dare un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la carriera giornalistica, cosa diresti?

Direi di non imprigionarsi in etichette rigide poiché oggi ci sono molti modi per mettere in pratica il lavoro del giornalista o quanto si è appreso per farlo, anche in altri ambiti, dagli uffici stampa al branded journalism per le aziende. E se proprio non riescono a entrare in una redazione, possono sempre crearsene una, l'importante è sempre, non solo nel mondo del giornalismo, lavorare duro e a testa bassa perché niente si ottiene con le scorciatoie e le gambe sono più solide dalle cadute di percorso, ma anche dai piccoli passi.

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