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  • Cristina Manfredi

Parla con me. La comunicazione haut de gamme si costruisce sul confronto verbale

Miorica Bertolotti, direttore della comunicazione di Hermès Italia, imposta il lavoro del suo team su una serie di incontri diretti e mirati:«Una buona storia ha bisogno oggi di parole dette e non solo scelte con cura» 

Il bello di incontrare una donna che ha raggiunto in  modo organico il suo successo sta nel tempo che concede per una intervista. Con Miorica Bertolotti si parla senza buttare di soppiatto l'occhio all'orologio, nel timore di averle rubato troppi minuti. Direttore della comunicazione di Hermès Italia, dove è entrata 12 anni fa, Bertolotti si sofferma con attenzione su ogni domanda, cercando negli angoli della sua esperienza personale un valore da condividere con altruismo. 

Da ragazza, la sua famiglia l'aveva iscritta a scuole internazionali a Milano. Molti nella sua posizione avrebbero optato un ateneo straniero, perché ha scelto di restare in città laurearsi in Scienze Politiche in Statale?
«All'epoca la mia formazione era prettamente anglosassone e sentivo che mi mancava una conoscenza profonda dell'italiano e della sua letteratura. E poi volevo sperimentare un approccio didattico diverso».

In che senso?
«Il sistema formativo che conoscevo fa si che il ragazzo sia sempre molto guidato e protetto. Frequentare l'università in Italia mi ha insegnato a diventare indipendente, a tirare fuori la mia voglia di fare e soprattutto ad accettare le sconfitte di persona, una cosa molto utile dal punto di vista professionale».

Cos'altro serve per affrontare al meglio il mondo del lavoro?«Bisogna capire cosa si vuole, non limitarsi al soddisfare desideri immediati e avere una visione lungimirante di sé. Spirito di sacrificio e capacità di rinuncia sono due qualità fondamentali. Saltare un aperitivo tra amici per frequentare un corso di perfezionamento non è un atteggiamento obsoleto,  e non faccio l'esempio a caso, perché tuttora mi imbatto in persone con un inglese scadente. Infine conoscere i valori dell'azienda di cui si entra a fare parte e accettarli: senza questa premessa è inutile andare avanti».

Come si comporta quando si trova davanti a qualcuno che non lo fa?
«Mantengo un atteggiamento di correttezza, ma smetto di investire su quella risorsa. Ho capito che non ha senso sprecare troppe energie quando non c'è affinità. Per fortuna mi è accaduto molto raramente e in quei pochi casi è stata la persona a scegliere un'altra strada».

Qual è la cosa che “ruba” più volentieri ai giovani con cui si confronta?
«Hanno occhi freschi, senza filtri e mi aiutano a capire se sto andando nella direzione giusta. Cerco di ascoltarli molto, di chiedere il loro parere. A volte mi trovo davanti a un progetto che mi sembra vecchio, già visto e mi verrebbe da scartarlo, poi glielo propongo e mi accorgo che la loro reazione è molto diversa. È strano a dirsi, ma spesso loro hanno gusti più tradizionali dei miei e avere il loro giudizio mi è molto utile».

Ha due consigli per chi si confronta oggi con il mondo della comunicazione?
«Lavorare a fondo sulla gestione dell'emotività e prendersi il tempo per raccontare di persona le storie che si vogliono veicolare. La narrazione verbalizzata credo sia la chiave per trasmettere oggi un messaggio in maniera efficace. I comunicati devono essere uno strumento di supporto, ma una buona storia ha bisogno oggi di parole dette e non solo scelte con cura».

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