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Da opinione personale a realtà universale, in pochi attimi, sui social

I social network sono nati con l'obiettivo di aggregare, unire le persone ma oggi sono sempre più spesso palcoscenico di vicende d'odio, sono il mezzo principale per la diffusione di opinioni e notizie che sono in realtà labili e prive di fondamento, le così dette fake news

Nel 2015 Umberto Eco sosteneva che i social fossero il mezzo di espressione di "legioni di imbecilli". Come molte delle sue affermazioni anche questa fece scalpore, si crearono due schieramenti, chi lo appoggiava e chi lo criticava per la sua posizione radicale.A due anni di distanza la sua sentenza non si dimostra solo vera, ma bensì superata, in peggio.Il problema delle notizie false non è una novità, alle elezioni di Obama quasi il 15% dell’ opinione pubblica americana lo credeva ineleggibile, perché si era diffusa la falsa notizia che fosse nato in Africa.Ovviamente la rete ha amplificato la diffusione di questo tipo di notizie. L’informazione pubblica, dopo la diffusione degli OTT (Google, Amazon, Facebook e poche altre), non è più esclusivamente nelle mani dei giornalisti professionisti, che seguono regole, controlli e vincoli. La partecipazione “dal basso” ha sicuramente i suoi pro, per il dibattito sociale, ma ha anche comportato la diffusione di un enorme flusso di news di dubbio fondamento.Definiamo Fake News: si identificano in questo termine i falsi conclamati, i falsi apparenti, l’istigazione all’odio, la discriminazione.
Il confine tra falso e sospetto è spesso labile: esempio lampante è il caso dei vaccini che vede schierati, sebbene in minima parte, dal alto della pericolosità, alcune fonti autorevoli, non sicuramente definibili ciarlatani.Il dato più preoccupante riguarda le nuove generazioni che sono abituate ad affidarsi alla comunicazione digitale per informasi, e si trovano sommersi da questo flusso di notizie di dubbia provenienza. Dei giovani tra i 20 e i 34 anni il 63% si informa online. Ma per la totalità di essi è difficile verificare la veridicità delle notizie.Per qusto le fake news rappresentano una minaccia per la formazione dell’opinione pubblica e per lo sviluppo delle società civili.
La diffusione delle notizie si basa su algoritmi che sfruttano le preferenze, la logica dei like o il click baiting. Inoltre le bufale diffuse in rete provocano un fenomeno descritto con il termine post truth: ci si fida maggiormente di notizie che fanno leva sulle emozioni o sulle convinzioni personali rispetto a fatti obiettivi e magari sostenuti da tesi fodate.
In questo modo si formano opinioni basate su bugie, e si impedisce l’accesso ad altre informazioni, magari contrastanti, che permetterebbero la creazione di un’opinione maggiormente meditata.

Il lato ancor più preoccupante, oltre alla malainformazione è il modo in cui gli utenti della rete sostengono le proprie (infondate) tesi. Gli “imbecilli” di Eco sono diventati rissosi e arroganti.Tutti cercano di fare a pezzi gli altri, non importa che siano amici o nemici, ci si scaglia sempre contro chi ha fatto la cosa sbagliata, o contro chi ha un pensiero diverso dal nostro, perchè quella persona è "cattiva" e merita di essere insultata. Non importa che sia Montale, una suora, un killer o un prete, non importa che ci sia un background, ma soprattutto non importa che della vicenda che si sta leggendo e commentando non si sappia tutto. Forse questo nasce dal fatto che i commenti e le opinioni vengono espressi non tanto per far valere la propria tesi ma più che altro per “affermare di esserci”.I governi, fortunatamente sono a conoscenza di questo problema e si stanno muovendo, in fretta, per risolverlo.
L’Inghilterra e la Francia hanno costretto le OTT ad adottare misure per prevenire la diffusione delle notizie false. La Germania ha presentato un progetto di legge che prevede multe salate contro i creatori di fake news e coloro che diffondono odio.
Anche a livello nazionale è stato fatto un disegno di legge che prevede la creazione di un registro dei siti che diffondono notizie false.A livello europeo si è alla ricerca di una soluzione univoca: già dal 2016 è stato creato un codice di condotta.Anche le OTT si stanno muovendo d’altra parte per evitare la diffusione di notizie false. La presenza di queste ha portato infatti un enorme calo di investimenti sugli spazi pubblicitari. I brand non sono disposti a vedere i loro banner o o loro spot accompagnare messaggi a sfondo razzista o che comunque diffondono notizie errate.Facebook e gli altri social - nati con l'intenzione di collegare le persone e di facilitargli l’esistenza -  sono oggi il palcoscenico di quelle legioni di imbecilli. Hanno mutato le personalità e il modo di relazionarsi, ma anche il modo di informarsi e di creare le proprie convinzioni.

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