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Amazon Google e Facebook, Big Brother is still watching you

Che le grandi compagnie abbiano informazioni su di noi, sui nostri gusti, le nostre attività e le nostre abitudini è ormai risaputo. Ma quanto ci conoscono davvero?

Quando navighiamo in rete lasciamo una scia di informazioni senza esserne del tutto consapevoli. Facciamo un esempio: la sola permanenza su un sito è misurata, ed il proprietario può sapere quanti utenti stanno visitando la sua pagina, da dove sono collegati e con quale browser.
Su internet ogni minimo movimento viene monitorato, registrato ed elaborato. Oggi dalle abitudini online di una persona si possono estrapolare davvero moltissime informazioni, siti come Apply Magic Sauce lo dimostrano. Apply Magic Sauce è un Trait Prediction Engine, sviluppato dal Cambridge Psychometrics Centre che calcola alcuni tratti della personalità basandosi sulla Digital Footprint.
Un' ulteriore conferma di quanto ci sia di noi in rete la si può trovare su webkay.robinlinus.com, un sito che riporta le informazioni (componenti del Pc utilizzato, tipo di connessione, browser in uso, ecc..) di chi naviga su quella pagina.

Google ci segue
Google ci conosce, conosce le nostre abitudini, ma soprattutto i nostri percorsi. Per capire cosa il gigante di Mountain View sa di noi si può visitare la pagina myaccountgoogle.com. Oltre alla cronologia di navigazione, qui si può accedere alla cronologia delle posizioni, ovvero la storia dei luoghi in cui siamo stati. Questo monitoraggio viene effettuato utilizzando le informazioni provenienti dai wi-fi e dalla celle di collegamento a cui il nostro cellulare si aggancia quando siamo in un determinato luogo. Questa funzione viene attivata al primo avvio dello smartphone, spesso senza farci caso.
Il servizio di localizzazione Google non ha bisogno dell'utilizzo del GPS, che richiederebbe un uso maggiore della batteria. Una volta raccolti i dati sulle nostre posizioni questi vengono salvati nei server Google e viene registrata una storia delle nostre posizioni, vengono salvati i posti che frequentiamo maggiormente, indicati come "casa" e "lavoro", e vengono calcolati i percorsi che effettuiamo per raggiungerli. Tutto ciò viene elaborato da potenti algoritmi.

Facebook sceglie per te
Anche il Social di Mark Zuckemberg ci conosce meglio di quel che crediamo. A chi non è mai capitato di vedere in bacheca un prodotto che aveva menzionato pochi minuti prima di eseguire l'accesso?
Quando qualcuno crea un'inserzione su Facebook gli viene permesso di scegliere e combinare molte opzioni per creare il pubblico più adatto al proprio brand o prodotto.
Alcune di queste opzioni sono:
Luoghi: permette di definire il pubblico basandosi su Paesi, Stati, Regioni, Province e codici di avviamento postali.
Età: dà la possibilità di inserire un target specifico di età.
Genere: mostra le inserzioni in base al sesso.
Lingue: mostra le inserzioni agli utenti in base alla loro lingua.
Targetizzazione dettagliata: è un'opzione che prende in considerazione diversi elementi come i contenuti condivisi, le App che i consumatori utilizzano, le inserzioni che guardano e i "Mi Piace" attributi alle pagine.
Connessioni: permette di ampliare il pubblico mostrando inserzioni alle persone connesse alla propria attività. Una persona è considerata "connessa" se vi ha interagito o è amica di qualcuno che lo ha fatto. 
Se ancora non ci è chiaro perchè visualizziamo determinate pubblicità rispetto ad altre il social si dimostra comunque molto trasparente, permettendoci di cliccare su "Perchè vedo questa inserzione?" in cui una finestra pop up ci spiegherà quali nostre caratteristiche ci hanno reso un target ideale per quel determinato annucio.
Inoltre, cliccando su “inserzioni”, si può ispezionare il nostro profilo pubblicitario, vedere i brand a cui abbiamo messo "Mi Piace" e capire in quale tra le categorie sopra citate rientriamo.

Amazon e i cookies
Altro gigante, altro "stalker" online. Anche se potrà sembrare ovvio, sì, anche Amazon ci segue. Appena guardiamo un prodotto su Amazon ci troviamo il broswer tappezzato di offerte simili, perchè?
La risposta è nei cookies. Già sentiti nominare più e più volte, cosa sono, ma soprattutto cosa fanno?
Un cookie è un file di testo (.txt) che viene salvato sul nostro computer, nella cache del nostro browser, e memorizza alcune informazioni sul comportamento online.
Ci sono cookies e cookies. Alcuni ci autano, ricordando nome utente e password su un determinato sito, oppure ci permettono di non perdere il lavoro che stavamo svolgendo online in caso di chiusura improvvisa del broswer.
Altri invece sono pensati a scopi pubblicitari e sono alla base delle campagne di marketing online. 
Ad esempio, se stiamo organizzando una vacanza a Firenze e cerchiamo delle informazioni su internet, un cookie memorizzerà questa informazione e ci mostrerà annunci di hotel a Firenze in numerose altre pagine che visiteremo successivamente.
Questo è ciò che succede anche con Amazon. 
Ovviamente si può sfuggire ai cookies di Amazon semplicemente modificando le impostazioni pubblicità, o in generale ripulendo la chache del nostro browser dopo aver effettuato una ricerca.

La raccolta di questi dati è perfettamente legale, ma a cosa servono?

Il punto di arrivo è la creazione della pubblicità comportamentale online che cerca di studiare gli utenti in base alle loro azioni per elaborare un profilo specifico ed inviare comunicazioni mirate.
Oltre alle comunicazioni studiate ad hoc, anche le modalità di acquisto sono personalizzate. Ad esempio l'Università Politecnica della Catalogna ha dimostrato che alcuni negozi utilizzano le abitudini di spesa dei consumatori per proporre prezzi più alti a quelli profilati come "spendaccioni".
Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. Con l'affinamento delle tecniche di profilazione dei nostri comportamenti e preferenze, la pubblicità comportamentale viene oggi percepita sempre più come “pericolosa” per la privacy degli utenti.
Per questo la Commissione Europea ha stabilito delle regole generali a cui i siti devono attenersi per la tutela della privacy.
Con la direttiva CE 2009/136 infatti è stato affermato il principio per cui l’utente deve essere adeguatamente informato sull'utilizzo dei cookies da parte dei siti web e deve esser messo in grado di dare o meno il proprio consenso all'installazione dei cookies sul proprio computer. La normativa italiana ha recepito il medesimo principio all'articolo 122 del Codice Privacy (D.lgs 196/2003).
I siti che utilizzano cookies devono descrivere quelli utilizzati, e dare la possibilità agli utenti di eliminarli.

Tutti i grandi giganti Google, Microsoft, Amazon e Apple hanno investito ingenti risorse nelle tecnologie per la raccolta e l'analisi dei dati, per migliorare i loro prodotti e servizi e per capire i gusti e le necessità dei consumatori. E forse sembra che stiano diventando fin troppo invadenti. Per questo la soluzione migliore è quella di rispondere alla tecnologia con la tecnologia, con l'adeguamento delle normative Non bisogna chiudere le porte al cambiamento solo perchè può sembrare spaventoso.

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